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    February 19

    Che città

    Quando abitavo a Siena capitava spesso che mi facessi delle lunghe passeggiate per "schiarirmi le idee". Camminavo in mezzo ad antichi palazzi, meravigliosi parchi, suggestivi scorci ... etc...

    A Castel del Piano, riuscivo invece a godere della bellezza dellanatura, degli alberi, delle piante, della montagna e di tutta la sua linfa vitale.....

    Ma adesso.... bhè... ho provato a farmi un giro per Grosseto, ma l'unica impressione che ho avuto è stata di disagio, gente che va, gente che viene, il tipico caos cittadino fine a se stesso, il tipico caos ove mille storie si incrociano ma che, purtroppo, non trovano mai attenzione.

    Già, perché l'attenzione, al giorno d'oggi, è tutta concentrata su se stessi, sui propri casini, sulle proprie beghe.... e che ci passa davanti diventa poco più di un fantasma...... anzi un "perché è passato qualcuno ?"



    Uno sporco riflesso.

    Ci si può specchiare anche in una pozza di acqua fangosa...

    il problema è che la gente comune presta attenzione al fango... invece che al proprio riflesso.

    February 14

    Compra compra compra

    E l'armata del consumismo si muove per San Valentino... che festa assolutamente snaturata. Bene o male ci si dovrebbe cercare di voler bene tutto l'anno... in più, fare una sorpresa romantica quando "meno te lo aspetti", è decisamente più gratificante che farla nel "solito giorno scontato".


    February 09

    Nuova voce su wiki

    Non potevo lasciare una band come "Nadja" senza una voce su wiki:

    Per informazioni, iscrizioni, donazioni o acquisto gadget visita il sito www.wikimedia.it


    Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

    Nadja


    Nazionalità Canada
    Genere Drone doom metal
    Ambient
    Periodo attività 2003 - in attività
    Strumento {{{Strumento}}}
    Etichetta Alien 8 Recordings
    Band attuale {{{Band attuale}}}
    Band {{{Band precedenti}}}
    Album pubblicati 17
    Studio 15
    Live 2
    Raccolte 0
    Sito ufficiale Official homepage
    Si invita a seguire lo schema del Progetto Musica


    I Nadja sono un duo Drone Doom metal composto da Aidan Baker (chitarra, voce, pianoforte, batteria) e Leah Buckareff (basso, voce). I Nadja nascono nel 2003 come un side-project solista di Baker, volto ad esplorare i lati più duri e distorti della musica ambient/sperimentale. Nel 2005 Buckareff entrò a far parte del gruppo, soprattutto per permettere ai Nadja di esibirsi live.

    Il duo combina sonorità elettroniche ed atmosferiche con potenti e profonde linee vocali growl, partiture ritmiche lente e decadenti (tipiche del Drone doom), e spunti chitarristici che richiamano lo shoegaze.

    Dopo alcune pubblicazioni in edizione limitata con piccole case discografiche, la band realizza , nel 2005, il primo vero album ufficiale Truth Becomes Death con la canadese Alien8 Recordings. Negli anni successivi i Nadja hanno poi riedito i primi lavori discografici: Touched, ad esempio, è stato riarrangiato e poi rilasciato nel 2007 con la Alien8 Recordings, mentre Corrasion, sempre nel 2007, è stato riedito dalla Foreshadow.

    Il duo si è esibito in Canada, Belgio, Olanda e Stati Uniti, dividendo il palco con artisti del calibro di Kayo Dot, Knurl, Khanate, Francisco Lopez, Isis e Mare.




    Formazione [modifica/QuickEdit]

    Discografia [modifica/QuickEdit]

    Lp [modifica/QuickEdit]

    Ep [modifica/QuickEdit]

    Splits e collaborazioni [modifica/QuickEdit]

    Collegamenti esterni [modifica/QuickEdit]

    Progetto_Musica

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    February 08

    La mia ultima recensione su www.whitemetal.it

     

    WEEPING WILLOW The Black Roses' Garden gothic 2007 - Self (Italia) www.myspace.com/manuelweepingwillow

     

    Eccomi a presentare il primo lavoro dei Weeping Willow, band bresciana dedita ad un interessante e peculiare goth-folk metal. "The Black Roses' Garden", questo il titolo del primo demo dal duo lombardo, che, seppur con scarsità di mezzi di produzione, ci regala un suggestivo e godibile demo work. Il disco si presenta come un continuo intervallarsi di sonorità folkeggianti ed atmosfere gotiche, rette da arpeggi di chitarra classica, volti a rievocare, probabilmente, atmosfere dal tipico sapore medievale; nonché da sapienti fraseggi di pianoforte e sintetizzatore, che riescono a rendere ad esprimere appieno i sentimenti e le intenzioni melodiche del gruppo.

    Stupiscono i pochi, ma certamente incisivi, interventi del singer Manuel Buttacci che, in brani come The spirit of fog e Fool or hero, riescono a donare un'atmosfera del tutto peculiare alla sonorità complessiva del brano, esprimendo, allo stesso tempo, una crepuscolare goticità ed una sofferta rabbia trattenuta, lasciata agonizzante in quei baritonali growl inespressi che rendono la complessità di una linea vocale così peculiare, ancor più misteriosa ed interessante. L’album, nel suo complesso, pecca forse di scarsità di sviluppo; molti dei brani sembrano ancora solo abbozzati, soprattutto dal punto di vista dell’arrangiamento, e non ancora completi. Inoltre, sono certamente da rivedere il mixaggio e la scelta della strumentistica. Si sente, infatti, la mancanza di una rhythm guitar portante che sappia supportare i ritornelli in modo deciso e performante, nonché l’esigenza di linee vocali più presenti ed elaborate, che possano condurre sapientemente il tema musicale.

    Nel complesso un disco interessante, soprattutto se valutato nell’ottica di un assoluto esordio; un demo con delle buone basi compositive, che andrà sviluppato, riarrangiato e, probabilmente, ripensato, per essere pronto per un mercato underground che, certamente, non disdegnerà un progetto folk/gothic interessante ed innovativo.

    Luca Sileni

    VOTO

    75

    February 07

    Morte....

    A volte è sconvolgente vedere che tipo di rapporto ha la società con la morte. Molto spesso il disagio, il lutto e la sofferenza sono derubricate a mere notizie del telegiornale della sera, a numero su delle statistiche, a trafiletto di un giornale di provincia. La morte..... come la vita.... dovrebbe godere di un'aurea intoccabile di rispetto, il rispetto dovuto ai sentimenti propri dell'uomo, alle sensazioni personale e personali, a quei pensieri ed a quelle emozioni che sono soltanto nostre e di nessun altro.

    February 05

    La mia ultima voce su wikipedia....

    Entering the Levitation: A Tribute to Skepticism


    Artista Autori Vari
    Tipo album Raccolta
    Pubblicazione 5 novembre 2007
    Durata 1° disco: 56 min 56 sec

    2° disco: 44 min 10 sec
    totale 1 ora 41 min 06 sec

    Dischi 2


    Tracce 12
    Genere Funeral doom metal
    Avantgarde metal
    Etichetta Foreshadow


    Produttore




    Registrazione fra il 2005 ed il 2007


    Note EAN: 5904259359009[1]
    Premi
    Dischi di platino
    Dischi d'oro
    Autori Vari - cronologia
    Album precedente
    /
    Album successivo
    /
    Singolo precedente
    /
    Singolo successivo
    /
    Video precedente
    /
    Video successivo
    /
    Si invita a seguire lo schema del Progetto Musica


    Entering the Levitation: A Tribute to Skepticism è un album funeral doom metal, realizzato come tributo agli Skepticism[2

    L'album [modifica/QuickEdit]

    Questo progetto, voluto dall'etichetta polacca Foreshadow, raccoglie 12 dei maggiori successi degli Skepticism, suonati e rivisitati da alcune delle più famose band della scena doom e funeral doom internazionale. Molti dei brani sono stati pesantemente rivisti dagli interpreti, che si sono adoperati per rendere personali ed uniche le loro esecuzioni.

    Il booklet del disco raccoglie le impressioni ed i sentimenti che le varie band hanno voluto dedicare allo storico gruppo finnico; in particolare gli Shape of Despair, band probabilmente fra le più conosciute di tutta la dozzina, ha dichiarato che gli Skepticism hanno rappresentato un'importante fonte di ispirazione per tutti i componenti del gruppo:

    Collabora a Wikiquote (EN)
    « Skepticism has been an influence to most of the members in Shape of Despair in a way or another for quite a long time.  »
    Collabora a Wikiquote (IT)
    « Per diverso tempo gli Skepticism hanno rappresentato, in un modo o nell'altro, una fonte di ispirazione per tutti i membri degli Shape of Despair.  »

    Tracce[4] [modifica/QuickEdit]

    Disco 1 [modifica/QuickEdit]

    1. The Gallant Crow (Nest) 13:51
    2. Forge (Shroud of Bereavement) 7:37
    3. Aether (Shape of Despair) 8:47
    4. Shred of Light, Pinch of Endless (Why Angels Fall) 9:16
    5. The Rising of the Flames (Corpus Omni Domini) 9:55
    6. The Organium (Oktor) 7:30

    Disco 2 [modifica/QuickEdit]

    1. Untitled (Aarni) 7:40
    2. Edges (Monolithe) 6:45
    3. Towards My End (Calmsite) 5:03
    4. Chorale (Rigor Sardonicous) 7:10
    5. The Raven and the Backward Funeral (Darkflight) 6:56
    6. The Falls (It Will Come) 10:36

    Elenco dei gruppi partecipanti [modifica/QuickEdit]

    Collegamenti esterni [modifica/QuickEdit]

    Note [modifica/QuickEdit]

    Progetto_Musica

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    Si ma alla fine...

    Alla fine sono sempre qui a prendermi in giro,
    cantandomela e suonandomela sul come sarà,
    su quel che verrà,
    e menate varie.

    Va da sé che la vita è un altra cosa
    e che i sogni, purtroppo, vanno spesso lasciai da parte.

    Purtroppo sono un sognatore, non ci posso far nulla,
    mi sa tanto che dovrò comprare qualche tonnellata di zavorra
    per evitare che questa mongolfiera voli via.

    February 01

    a volte basta poco

    Non è che serva chissà che, bastano un paio di parole che vengono da dentro.
    Grazie G.

    La mia ultima recensione

    CAUL
    Muein
    drone
    2002 - Underground Inc.
    (USA)
    www.caul.org

     

    Prima di approcciare la descrizione di un disco come questo sono necessarie alcune premesse. Caul appartiene a quella scena drone/ambient che fa della sperimentazione la sua bandiera; questo implica una necessaria apertura mentale quando ci si pone all’ascolto di un disco del genere. Un disco che è, prima di tutto, un viaggio interiore.

    "Muein", titolo del disco e titolo dell’unica traccia che compone l’album, si apre con suoni di sirene, ronzii lontani e scampanii distorti ed inquietanti, trasportandoci d’un tratto in un mondo fatto di ombre e luci, un mondo parallelo in cui il suono guida la mente verso l’esplorazione di se stessa. Si è come trasportati all’interno di una foresta ancestrale, in cui il canto della notte assomiglia al suono di migliaia di campane ad aria, una foresta oscura, illuminata esclusivamente da strane ed inquietanti luci, che come lucciole ci si parano davanti, quasi a volerci accecare. Lontano…. il suono distorto delle campane, che annunciano qualcosa, forse, l’apocalisse. Ad un tratto un terremoto, la terra si sfalda, la luce fuoriesce, un grande bagliore rischiara il cielo che, fino ad un momento prima, sembrava più oscuro dell’infinito. E’ l’inizio, l’inizio di un mondo diverso e sfavillante, è la fine, la fine di quella realtà che tanto ha crucciato i nostri animi, la fine dell’oscurità che, come a voler lottare fino alla fine, cerca fra strazianti e tenebrosi ronzii, di far udire ancora la sua presenza. Vita, morte, sofferenza, gioia, tutto si mescola in un turbinio di emozioni dal suono quasi assordante, che colpisce il nostro profondo, che incide la nostra anima; ci fa percepire il vero dolore, il dolore dell’uomo incatenato al suo mondo di tenebra, corroso dalla sofferenza del suo essere, inscindibile con quel male di vivere che cerca costantemente di debellare. L’uomo ed il suo io, eterna lotta della vita contro se stessa, eterno rivaleggiare della fine con l’inizio. Morte e vita, abbracciati in un unico connubio di rinascita che, alla fine, riconduce tutto ad unico eterno divenire.

    Indubbiamente questa mia recensione parrebbe descrivere poco le effettive sonorità del disco ma…. in effetti non esiste altro modo per descriverlo. Quello che ho scritto è originato dalle sensazioni che l’opera di Caul mi ha provocato (per la verità si riferiscono ad un solo quarto d’ora dell’intera traccia… se fossi andato avanti per tutta la durata del brano, sarei caduto nel prolisso) e penso che questo sia l’unico vero modo per descrivere un brano drone/ambient. Come un’opera d’arte astratta cerca di trasmettere allo spettatore un qualcosa che esula dalla comune realtà sensoriale, così il drone cerca di arrivare direttamente all’anima dell’ascoltatore, per cercare di trasportarlo nel mondo sensoriale dell’artista. Caul, con questo disco, c’è riuscito benissimo. Se proprio si volesse trovare un difetto alla concezione generale dell’opera, potrebbe essere ravvisato nell’eccessiva ripetitività del tema portante, in fin dei conti, quando si pensa di realizzare un brano di 59 minuti ci si dovrebbe rendere conto di quanto, alla fine, risulti "digeribile" all’ascoltatore. Concludendo, un bel disco, ma esclusivamente per patiti del genere.

    Luca Sileni

    VOTO

    86